Bosco Narrativo 2: L’Unica Possibile Verità

Esercizio: come accedere allo stato creativo di micro-sogno

Ascolta il podcast (5 minuti 21 secondi)

Il senso di realtà necessita di continuità, di durata. (…) La separazione, l’estraneità, della cosiddetta realtà è, in fin dei conti, ciò che costantemente caratterizza l’artista.

Vladimir Nabokov, Lezioni di Letteratura, p.364

Che cos’è la realtà per uno scrittore? 

Non esiste una sola realtà ma infinite possibilità di realtà. Quello che noi viviamo è la nostra realtà, ciò che percepiamo con i sensi (che nella narrazione sono le descrizioni) e quello che viviamo con la psiche (che nella narrazione sono i pensieri e, secondo me, i dialoghi). Ma lo stesso evento è percepito e vissuto in infiniti modi diversi. 

Un viale alberato per me rappresenta i ricordi dell’infanzia perché quello è il viale che mi riportava a casa di ritorno dalle elementari. Per un turista che ci va nel weekend è un viale colmo di meritato riposo perché è una rilassante e lunga fila di cipressi. Per un fotografo è il gioco di luci e ombre che fa il sole al tramonto.

Ma il viale è sempre lo stesso e gli alberi sono sempre lì da più di cent’anni. Cambia il modo in cui lo si racconta a se stessi.

Da qui la meraviglia del narrare: raccontarlo agli altri

Scegliere un punto di vista significa cristallizzare il racconto in una specifica realtà.

Gregor Samsa, protagonista della Metamorfosi di Kafka, si risveglia da sonni inquieti trasformato in un gigante coleottero. Nelle prime righe del racconto viviamo la sua incredulità insieme all’assurdità della cosa. Sicuramente è solo un incubo, pensa, meglio girarsi dall’altra parte e dormire ancora un po’. Ma Gregor, corpo d’insetto e psiche d’uomo, non ci riesce perché da coleottero ha la schiena convessa e proprio non ce la fa a girarsi di lato.

Ecco cosa portarsi a casa oggi:

Nella narrazione elementi di fantasia mescolati a fatti oggettivi rendono la fantasia più vera del vero.

È proprio lo stato di quasi-risveglio di Gregor, quello che abbiamo vissuto e viviamo tutti noi quando non c’è un confine netto tra sogno e realtà, ma un nebuloso stato di dormiveglia, il momento più fecondo per la creazione.

Proprio lì la realtà e il sogno si confondono, sono amalgamati come le uova e la farina per fare una torta. E il bello è che quello è uno stato che noi possiamo generare.

Come?

Con le UPV, le Uniche Possibili Verità.

Esercizio del giorno

L’esercizio da fare, dopo aver pensato alla Domanda Giusta che comincia con E Se… (se te lo sei perso ascolta il podcast precedente) è permettere a questo stato di quasi-sogno di invaderci, prenderlo, e usarlo.

Come si fa: al mattino, una delle prime cose che fai è scrivere (nelle note del cellulare, su una mail che invii a te stesso, su un quaderno, dove vuoi) una UPV (Unica Possibile Verità): sono le tue parole su un particolare: un viale alberato, il sogno appena fatto, un coleottero che vola. Qualsiasi cosa. Oppure la storia che stai già scrivendo. Importante è ricordare che nell’UPV mescoli elementi di fantasia a fatti oggettivi . 

Scrivine 3, una al giorno per tre giorni. Scopri poi quanto scrivere UPV (poche righe, o una sola pagina) è un modo formidabile di accedere a quello stato di micro-sogno fondamentale per l’espressione creativa.

E scopri anche che ciò che hai scritto, in bilico sul bordo tra fantasia e realtà, è la verità più vera che c’è. Anzi, è l’unica possibile verità. UPV, appunto.

Invia le tue UPV:

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Cosa puoi fare adesso: iscriverti ad un corso di Scrittura Narrativa di Scuola òlive