Bosco Narrativo 4: La Geometria delle Storie

Esercizio: fai come faceva George Simenon prima di iniziare un romanzo

Esiste una geometria nelle storie? Secondo Georges Simenon si, e se lo dice lui noi ci fidiamo.

Pochi altri autori hanno creato in maniera più prolifica: stiamo parlando di 500 romanzi, il più rapido scritto ed editato in 25 ore.

Qual era il segreto di Simenon, il padre del commissionario Maigret?

Simenon seguiva una geometria fatta di poche linee:

Un calendario

Una busta

Due cartoncini

Una mappa

Un elenco telefonico

Poi chiamava il suo medico che gli misurava la pressione. Se era a norma, cominciava a scrivere.

Il calendario lo appendeva di fronte alla macchina da scrivere: undici giorni per scrivere il romanzo, tre per editare. In due settimane era pronto. Ogni giorno un capitolo. Alla sera una bella X sul giorno.

Telefono staccato, nessun ospite, nessuna interruzione, spariva dal mondo per quelle due settimane.

La busta: dentro ci metteva due cartoncini, sopra il primo ci scriveva il nome di un personaggio e la sua storia famigliare. Sopra l’altro il nome di una altro personaggio e la sua storia famigliare.

La mappa pure la infilava dentro la busta. Prima se la studiava bene, poi la estraeva all’occorrenza.

L’elenco telefonico serviva per i nomi dei personaggi.

E poi via, cinque o seimila parole al giorno.

Editing, e infine invio all’editore.

Poi suonava il campanello il suo medico. Misurava la pressione e diceva: è bassa, ora riposati. 

Oppure: 

«Georges, quanti romanzi prima dell’estate?» 

«Due»

«Mh, va bene»

Cinquecento romanzi. Una geometria perfetta. Un vocabolario di meno di duemila parole. E semplicità: glielo aveva detto Colette quand’era ancora uno scrittore esordiente: «Simenon, lei scrive in maniera troppo letteraria». Tagli, tagli, tagli.

E poi la ricerca. Simenon aveva gli scaffali pieni di libri di medicina e di legge. I suoi sono gialli, hai bisogno di sapere che per indurre l’ipnosi prendi cloralio idrato o di conoscere le conseguenze di un omicidio fatto solo per piacere.

Simenon è un metodo. Ci ricorda che scrivere è una professione se lo fai tutti i giorni.

E qui a Scuola òlive, dopo la Domanda Giusta (quella che comincia con E se…), dopo le UPV (Uniche possibili Verità) in cui mescoli la realtà al micro-sogno, e dopo aver allenato le parole e la lingua scrivendo haiku, è ora di sedersi di fronte alla tastiera, o al foglio.

Senza guardarsi indietro. Scrivi da A a B a C fino a Z. Tieni la porta chiusa, fissa il calendario, non ti preoccupi di mancare o sbagliare qualche nodo narrativo. La riscrittura arriva dopo e serve proprio a questo.

Esiste una geometria nelle storie, scoprire la propria prima di tutto dona pace. 

Ecco l’esercizio della settimana:

Hai già scritto la tua storia oppure stai cominciando a scriverne una. In entrambi i casi, prendi una busta, due cartoncini su cui scrivi i nomi dei due personaggi principali e delle loro famiglie, una mappa. E comincia a scrivere. Non tornare mai indietro. Ci vediamo fra sette giorni con sette capitoli. Non servono cinquemila parole al giorno, ne bastano mille. L’immagine la diamo noi: un uomo in piedi su uno scoglio con le braccia infilate in ali di cera, come Icaro. Che cosa ci fa lì?